Lo stato dell’arte del patrimonio edilizio e l’informazione

Per produrre gli alimenti di cui ci nutriamo ricorriamo a concimi e pesticidi derivati dal petrolio; quasi tutti i materiali da costruzione che usiamo – cemento, plastiche eccetera – sono derivati dai combustibili fossili, così come la stragrande maggioranza dei farmaci con cui ci curiamo; gli abiti che indossiamo sono, in massima parte, realizzati con fibre sintetiche petrolchimiche; trasporti, riscaldamento, energia elettrica e illuminazione dipendono quasi totalmente dai combustibili fossili. Abbiamo costruito un’intera civiltà sulla riesumazione dei depositi del Carbonifero.
… La Terza rivoluzione industriale ci offre la speranza di poter raggiungere una nuova era sostenibile post carbonio, evitando la catastrofe del cambiamento climatico. Disponiamo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, e delle linee guida per renderlo possibile.
Ora la questione è essere disposti a riconoscere le opportunità economiche
che ci attendono e trovare la determinazione per coglierle in tempo.

Jeremy Rifkin

Lo status quo (*)
Nel settore residenziale, la carenza di informazioni sugli incentivi finanziari e sui limiti di budget appare problematica per l’attuazione di interventi per l’EE. Una misura correttiva potrebbe essere un migliore marketing dei regimi finanziari esistenti, unitamente a una semplificazione delle procedure per poterne beneficiare.

Anche per ridurre la riluttanza tra i proprietari di immobili privati in tempi di difficoltà economica, potrebbero servire un incremento degli incentivi finanziari e un consolidamento dei meccanismi volti a garantire la qualità dei lavori (per es. regimi di certificazione affidabili per i professionisti dell’edilizia).

Le informazioni sotto riportate sono ricavate da indagini quantitative e interviste qualitative.  Per ciascun Paese valutato nel progetto EEW, sono stati intervistati a voce tre esperti, mentre 77 esperti di efficienza energetica a livello nazionale hanno partecipato all’indagine quantitativa per l’Italia.

Nota bene: I punteggi più alti per la valutazione “del tutto inefficaci” sono stati dati ai fondi nazionali per l’efficienza energetica e alla consulenza mirata per i nuclei familiari (49% e 47%).

La politica dell'efficienza energetica in Italia nel 2017

(*) tratto da Politiche di efficienza energetica in Europa – Resoconto nazionale dell’Italia pubblicato nel 2015 dal progetto per il monitoraggio dell’efficienza energetica Energy Efficiency Watch (EEW)

Lo stato dell’arte del patrimonio edilizio italiano (**)
Il totale degli edifici residenziali registrati in Italia è di circa 12,1 milioni, cui si aggiungono 1,5
milioni di edifici non residenziali tra cui (quasi 300.000 ad uso produttivo e 250.000 con destinazione commerciale).

Il 74% degli edifici residenziali italiani è stato costruito prima degli anni ’80 e appena il 32% degli edifici residenziali risulta essere in uno stato di conservazione ‘’ottimo’’.

Il numero di condomìni che dovrebbero quindi essere sottoposti a interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica è almeno pari a 125.000 edifici. Ciò nonostante allo stato attuale sono pochissimi i condomini che decidono di portare avanti tali interventi a causa delle numerose barriere individuate attraverso le interviste condotte.

Le barriere sono indicate di seguito in ordine di importanza, partendo dalla più rilevante:
mancanza di cultura orientata all’efficienza energetica e resistenza all’innovazione che si traduce nella mancata ricezione dei vantaggi energetici per gli interventi che riguardano parti comuni;
divisione tra il soggetto amministrativo (l’amministratore) e i soggetti decisionali (condòmini);
• divergenza tra chi propone l’intervento e chi decide di realizzarlo;
mancanza di una figura con alte competenze tecniche di riferimento all’interno dei condomini;
difficoltà di diffusione dei SEU, dovuta all’impossibilità di installare un impianto FV comune a tutti i condomini che possano usufruire della quota di rinnovabili per i propri consumi;
incentivi poco ‘’interessanti’’: la detrazione fiscale fino al 75% in 10 anni per gli interventi di riqualificazione appare poco interessante per l’impossibilità di cessione delle detrazioni fiscali a soggetti finanziari…

(**) tratto da ENERGY EFFICIENCY REPORT La filiera dell’Efficienza Energetica in Italia Luglio 2017 – Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano

Importante passo avanti
Il 13 settembre scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la versione aggiornata della guida “Le agevolazioni per il risparmio energetico“, dall’Agenzia delle Entrate. La revisione – spiegano dalle Entrate – si è resa necessaria per dar conto delle ultime novità previste in materia di ecobonus dal “decreto conti pubblici” (Dl 50/2017), con particolare riferimento alla disciplina delle ipotesi in cui il contribuente può optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica eseguiti sulle parti comuni di edifici condominiali (articolo 14, Dl 63/2013, come modificato dall’articolo 4-bis, Dl 50/2017).
Le modalità attraverso cui effettuare la cessione sono state recentemente aggiornate dall’Agenzia delle entrate con il provvedimento adottato lo scorso 28 agosto.

Cessione del credito
La versione aggiornata della guida illustra dettagliatamente la nuova disciplina della cessione del credito per gli interventi sugli edifici condominiali, distinguendo tra le “vecchie” regole, previste per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, e quelle nuove, applicabili alle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.

La legge di stabilità 2016 aveva previsto l’introduzione, per i soggetti ricadenti nella no tax area che avessero sostenuto spese per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici, la possibilità di optare, in luogo della relativa detrazione Irpef, per la cessione del corrispondente credito.

Inizialmente, però, la cessione era prevista solo a favore dei fornitori che avessero effettuato i lavori (le modalità attuative erano state definite con il provvedimento 22 marzo 2016). Il “decreto conti pubblici” (Dl 50/2017) ha modificato tale disciplina, prevedendo:
l’ampliamento delle tipologie di interventi di riqualificazione energetica per i quali è possibile optare per la cessione del credito;

• la possibilità per chi rientra nella no tax area di cedere la detrazione anche ad altri soggetti privati diversi dai fornitori (compresi istituti di credito e intermediari finanziari), i quali possono, a loro volta, cedere il credito ottenuto dai condomini;

• l’ampliamento dell’arco temporale di sostenimento delle spese che danno luogo alla detrazione cedibile sotto forma di credito d’imposta (spese sostenute dal 1/01/2017 al 31/12/2021).

Alla luce delle recenti novità, quindi, la nuova disciplina della cessione prevede regole diverse a seconda che il contribuente interessato ricada o meno nella no tax area, cioè sia o non sia un soggetto incapiente. Le differenze riguardano essenzialmente la tipologia di interventi per i quali è possibile optare per la cessione del credito e i soggetti a favore dei quali si può cedere il credito.

Problematiche aperte
Politica poco interessata perché risultati a lungo termine, quindi serve coraggio. Cittadini poco interessati perché con pochi strumenti di comprensione, senza chiare garanzie di risultato, senza certezza della rivalutazione immobiliare.

Conclusioni
Risulta chiaro che occorre una forte spinta alla riqualificazione energetica, non dimenticando l’aspetto antisismico, spinta che per essere davvero efficiente deve coinvolgere non solo le amministrazioni pubbliche ma i cittadini/proprietari.

Un dato particolarmente preoccupante è quello emerso da Energy Efficiency Report dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e che andrebbe approfondito ulteriormente è la presenza di nuove costruzioni in classe F e G. Queste storture possono essere sanate solo dall’esclusione del mercato.

Soluzioni generali possibili
Le pubbliche amministrazioni potrebbero:
• agevolare tavoli di lavoro che coinvolgano associazioni di categoria, università, centri studi, istituti bancari e stakeholder per redigere e testare un protocollo di valutazione immobiliare per gli immobili riqualificati, introducendo un plus agli interventi sull’intero edificio;
• nelle città metropolitane costituire dei tavoli di lavoro che coinvolgano energy manager comunali, assessori, esco, utility e multi utility, banche per rendere più chiaro e auspicabile il paternariato pubblico-privato al fine di rendere decisamente più incisiva la concretizzazione dei PAES.
• Non aspettare che siano i singoli cittadini ad informarsi, ma sospingere l’interesse attraverso iniziative “particolari” che portino i temi della riqualificazione fuori dai luoghi deputati, accrescendo la curiosità e l’interesse.